Life Animated: la recensione del documentario candidato agli Oscar 2017

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Esce oggi nelle sale italiane distribuito da I Wonder Pictures lo struggente racconto del regista Roger Ross Williams Life Animated, prossimo avversario del nostro Fuocoammare nella corsa agli Oscar come Miglior Documentario. Rispetto agli altri quattro titoli in gara, Life Animated non tratta né denuncia scottanti argomenti politici, ma affronta il tema dell’autismo, malattia di cui oggi purtroppo si continua a parlare molto poco. Il film è tratto dal romanzo ‘’Life Animated: A story of Sidekicks, Heroes and Autism’’ del premio Pulitzer Ross Suskind, scrittore e padre di Owen Suskind, l’adorabile e coraggioso protagonista di questa storia.Sviluppato in due parti, il documentario è scandito dalle belle animazioni grafiche, che raccontano i momenti più importanti della vita del ragazzo oggi ventitreenne.

Nella prima parte Williams si concentra su Owen bambino e a raccontarci la storia del suo passato è soprattutto il padre Ross: Owen nasce in una famiglia borghese americana, è un bimbo vivace e sorridente e non mostra nessun particolare problema fino al compimento dei tre anni, quando all’improvviso, invece di progredire normalmente, comincia a subire una sorta di regressione. Inizia a esprimersi attraverso parole incomprensibili e man mano si chiuderà totalmente in se stesso, fino a non comunicare più. ‘’É come se fosse stato rapito’’ continuano a ripetersi i genitori, che si ritrovano a fronteggiare qualcosa di sconosciuto, un problema che solo uno specialista riesce a diagnosticare come ‘’disturbo pervasivo dello sviluppo’’ ovvero autismo. Nello sconforto più totale il padre di Owen, insieme al resto della famiglia, guarda insieme a lui i cartoni della Disney, grande passione del bambino e del fratello maggiore Walter.

Una sera, proprio mentre Owen e la famiglia stanno guardando La Sirenetta, accade qualcosa di sconvolgente: il bimbo mette in pausa la videocassetta e inizia a ripetere le parole pronunciate dal personaggio di Ursula ’’Just your voice’’. Il padre afferra Owen e pronuncia a sua volta quelle tre parole, e per la prima volta dopo un anno il bimbo risponde allo sguardo ripetendo quelle esatte parole. Owen sta comunicando con i suoi cari. Proprio in quel momento i genitori prendono una decisione coraggiosa: salvare il proprio figlio dalla prigione dell’autismo. Si accorgeranno che il piccolo utilizza le espressioni dei classici Disney per dare un senso al mondo in cui vive e inizieranno a comunicare con lui utilizzando tutto quello che è inerente al magico mondo che Owen adora. E la vera bellezza del documentario di Williams è proprio la semplicità che utilizza per raccontarci questa storia.

Attraverso una sapiente combinazione delle immagini di repertorio, come il toccante video che mostra padre e figlio giocare a Capitan Uncino e Peter Pan, il regista compie un miracolo e ci permette di ammirare la straordinaria favola di un bambino che diventa uomo. L’autismo rischia di distruggere sogni e aspettative, ma non è questo il caso di Owen. Difficile, durante il documentario, non affezionarsi a questo ragazzo che sa di non essere perfetto e accetta i suoi limiti, riuscendo a superarli in maniera incredibile. Basti pensare che il percorso di riabilitazione di Owen è unico nel suo genere, l’autismo non l’ha fermato e oggi ha persino fondato un Disney Club dove discutere dei suoi amati film con altri ragazzi affetti dalla stessa malattia. Roger Ross Williams compie un notevole passo in avanti rispetto alla sua precedente opera Music by Prudence, un corto di circa trenta minuti dedicato a un gruppo di ragazzi africani che supera la propria disabilità attraverso la passione per la musica. In Life Animated decide di raccontare un delicato momento di passaggio della vita di un ragazzo affetto di autismo che sta per lasciare il nucleo familiare per la totale autonomia.

Un’opera da non perdere, un film che ci insegna tanto, una storia vera di crescita in cui tutti possiamo trovare qualcosa di noi stessi. In fondo Owen ha semplicemente usato le proprie passioni per capire e poter comunicare con il mondo: non è forse questo quello che proviamo a fare tutti i giorni?

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