Schermo nero. Voce fuori campo. Primo piano con sottofondo elettronico. Così si presenta Il Padre d’Italia che sembra subito voler mettere le cose in chiaro: non sono il solito film italiano. Ed effettivamente un viaggio on the road tra una ragazza incinta ed un omosessuale depresso dei nostri film ha poco. Eppure è proprio ai pubblico italiano che è rivolta questa vicenda che tutto fa per essere internazionale, ma che poi si ritrova a parlare di un paese in cui ancora il concetto di famiglia è ancorato a certi legami con la società indissolubili, innestati nella mente anche di chi, alla fine, sa non di non essere d’accordo.
Questo è il concetto più interessante che Fabio Mollo mette in campo: la volontà di un personaggio di non essere rivoluzionario per forza, di sentirsi inadeguato al ruolo familiare perché fondamentalmente è il primo ad averne paura sia a livello individuale che collettivo. Si pongono delle questioni che vanno oltre alla sessualità ma che indagano cosa vuol dire essere genitori ed limiti che ci si autoimpone per non affrontare lo scoglio. I protagonisti interpretati da Luca Marinelli e Isabella Ragonese sono scritti in maniera complementare per esprimere questo disagio condiviso. Lui che non ha mia avuto una famiglia, lei che l’ha avuta in maniera opprimente.

L’intento è dunque chiaro, forse anche troppo. Mentre infatti l’intera struttura del film tenta in tutti i modi di aprirsi ad una messa in scena che sia più contemporanea possibile, i dialoghi e alcune situazioni ormai topiche del nostro cinema tradiscono questa volontà rimandando tutto all’interno di un qualcosa di ibrido e confuso. Si parla tanto, si discute di sentimenti e di emozioni, quando le azioni e gli sguardi dei due attori potevano bastare. E’ una tendenza di cui purtroppo non riusciamo a liberarci quella di voler dare troppe spiegazioni e di voler rendere tutto così esplicito. Bastava asciugare i dialoghi ed aumentare il focus su un punto di vista personale che a volte è sacrificato per questa smania di aderire ad ogni singola venatura della vicenda. La politica, l’amore, le droghe, l’adozione, la confusione sessuale per arrivare alla fine ad un eccesso fastidioso. Quello che rimane sono i pochi attimi di sincerità dei due protagonisti, cristallizzati da qualsiasi sconfinamento di retorica e citazionismo. Sono però solo un piccolo spiraglio di crescita se si vuole trattare di questa materia in maniera leggera ed attuale.